J’ai vu travers une verrière

In stadi, di notti insonni,
di silenzi, di vuoti.
E noi siamo parte della strada,
parte del vecchio carro.
Trema il suolo, fatto di pietre e terra
diviene fango e scivola
un bambino vestito d’astri
correndo fra schizzi di follia.
Siamo spiriti, fantasmi,
ombre sopra mura e guglie.
Sopra altre nubi e altri pinnacoli.
Un etereo affastellarsi,
le tenebre cantano una nenia,
il vento passa fra le sbarre
e dalle finestre.
Una luce fioca e giallastra
assorbe il respiro,
diviene tesoro oltre l’otre.
L’odore empio di vino riempie
le narici e le ossa,
mentre le gocce macchiano.
E tu sei asfalto e cielo,
sguardo fatto di ira e rassegnazione,
gesto cesellato, sguaiato.
Le asticelle saltano
da un secondo all’altro
da un’ora all’altra.
Il vecchio orologio dimenticherà,
tutto quanto c’è,
in qualche luogo,
dentro un mare di sogni,
su una superficie frastagliata,
sopra un intenso istante.
La fine ha già ritrovato uno spiraglio,
l’inizio ha capovolto la clessidra.

(Assumiamoci le nostre incertezze, prima di ogni carezza o sorriso !)

Informazioni su Francesco Quaranta

Amo gli sguardi.
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