La vraie maladie

Ricordo il giorno precedente il primo confinamento (lockdown per gli anglosassoni). Non mi trovavo in Italia ma in Francia. A Parigi tutto andava come di consueto. Era pomeriggio, quasi sera, quasi il momento de l’heure bleu. Dopo aver ascoltato Macron scesi a fare qualche acquisto per la cena. In Italia il confinamento era già in vigore da una quindicina di giorni. Io uscivo nell’androne, la vicina del primo piano rientrava. Beata lei, io stavo al quinto senza ascensore. Ci scambiammo il buongiorno (che non ho mai capito bene quando lniziano a dire buona sera, mi sembra passino direttamente alla buonanotte… ehm!). Mentre ingaggiava la rampa di scale mi disse “È terribile quello che accade in Italia.”, ed io di rimando “Davvero. Anche in Francia da domani siamo confinati. Non avete visto Macron alla tv?”. Mo, l’ho tradotto così, un po’ alla buona. E così la vicina del primo piano mi guardò sbigottita e silenziosamente salì le scale.

A volte il passato è così remoto da essere più vivo del presente.

(Non siamo mai tanto vicini alla sensazione di una carezza o uno schiaffo finché non ci è stato dato!)

Informazioni su Francesco Quaranta

Amo gli sguardi.
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