Aujourd’hui (19)

Ho visto

la riva del mare

di notte,

sono andato via,

le onde

portavano via i sogni,

adagio,

l’aria greve aspettava


l’alba,


lei detiene i silenzi,


cheta,


nel suo abbraccio.

 

(Le insolite peregrinazioni ad occhi aperti!)

masquerade

 

Masquerade – Kostantin Somov

https://en.wikipedia.org/wiki/Konstantin_Somov

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Garde le sourire 

Le stravaganze della notte

i tuoi occhi persi nel buio

la strada affollata di stelle

il rumore del mare lontano

le parole su un vassoio

i ritornelli vecchia maniera

Le scarpe dell’unico ballo

il sogno raccontato piano…

(Forse si dovrebbe correre il rischio di essere amati per se stessi!)

Chop Suey – Edward Hopper
https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Hopper?wprov=sfsi1

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Une journée 

Le foglie giocano

con l’alito di vento,

l’ombra con l’asfalto.

Il rumore, delle auto

e del martello pneumatico,

copre il cigolio dell’altalena.

(Vorrei essere ferro e fuoco in una montagna di ghiaccio!)


Foto mia – Castel dell’ovo 

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Hier, demain

Oggi farò a meno del piacere,

quella sensazione di beatitudine,

non urlerò la tua mancanza,

sentirò il tuo nome impresso in me

quanto il mio, quanto il tuo odore,

immaginerò le tue forme

in tanti quadri serrati nell’argento,

ricorderò l’ultima volta, quella…

affondavo le mie labbra, ti gustavo,

forse ieri notte, forse è stato un sogno.

Perché io ho bisogno di te

Cioccolata Fondente…
(Qualunque cosa desideri è all’interno di qualcos’altro!)


Foto mia – Mantmartre 

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Una Vera Magia

Guarda. Guarda il mare, lo vedi?,

è notte al chiaro di luna,

refoli d’aria tiepida attraversano il ponte,

in questa notte di traversata

quasi giunta alla fine, quasi giusta all’alba…

l’alba in cui ha inizio la scoperta.

La luce cambia il blu in azzurro,

passando prima all’arancio intenso.

La vedi l’isola laggiù?,

le case disseminate sul promontorio

a salire lungo la montagna.

C’è quiete, la nave entra in porto,

le barche ormeggiate ondeggiano al passaggio.

C’è quiete anche fra le strade,

immersi in questo oro traversiamo

come poco prima, la città millenaria, barocca,

lungo il sentiero indicato da una voce,

ascoltiamo racconti d’antiche lotte e d’amori

Arriviamo al nostro riposo, fatto di roccia,

fatto di sole, fatto di abbracci.

Questa è l’isola di terra e acqua di mare impastate,

di roccia scolpita dal vento,

di ombre carezzate dal sole, di sale

sulle labbra fra i capelli sulla pelle scurita.

Le barche nella rada danzano col mare,

le vedi?, aggrappate alla tolda,

l’ancora sul fondale, una brezza attraversa

i capelli, i vestiti leggeri, le prime note.

Ascolta, le note traversano la terrazza,

gli scogli danzano con le onde,

le onde sommergono gli spigoli in divenire

perché diventi abbraccio fluido.

Ascolta il sole compiere un movimento leggero,

andando a ripararsi dietro le montagne,

lasciando alle ombre lo spazio e le note,

fino al tramonto, che non è fine ma linea tracciata

confine da superato con passo tranquillo.

Seguiamo un altro sentiero, composto di note,

la notte è venuta a carezzare, deliziata

dai sorrisi gettati alla rinfusa come stelle.

Lo senti?, è lo scorrere del tempo, silente,

e porta un’altra alba, appoggiato sul muricciolo

guardo in direzione del sole, giunge la fine,

senza un granello di tristezza,

mette insieme le emozioni e crea l’attesa,

perché l’incanto si ripeta ancòra e ancòra…

(Ai Cannoli ospitanti 2017. Alla Sicilia, dove tutto assume la forma della bellezza assoluta!)

Foto mia – alba sicula

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Aujourd’hui (18)

L’aria è fresca nel vicolo

cammino stanco e greve

soffia il vento a mare

ha spazzato via le stelle

con cui di solito illumino la via

e la luna, un sorriso di donna.

È passata come nulla la serata

fra le note conosciute

e i sorrisi di persone, dei soliti amici,

ormai comodi come vecchi vestiti.

C’è stata una festa a sorpresa

per delle persone felici, felici

come vorrei fossero tutti.

Sorrisi, fino agli ultimi discorsi,

forse un po’ più seri, fra anime notturne

Vado verso casa, piano,

dal cielo cadono rare gocce, minute,

forse sono un po’ alticcio,

per pochi sorsi, il tempo di un brindisi.

Anche se, qualcosa

a me manca,

proprio mentre apro

il portone di casa…
(Dentro il calice vuoto resta l’odore del vino!)

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Loin du mer 

Il passo è affrettato,

l’ultima discesa, dalle scale mobili,

entrando nel vagone semivuoto,

lasciando indietro le porte aperte,

in attesa della partenza

seggono gli ultimi ritardatari,

è l’ultima corsa in metropolitana,

un padre con le figlie adolescenti,

dei ragazzi con le lattine di birra,

due innamorati si baciano,

una anziana signora guarda le stelle

ed indica a tutti noi la luna,

tre amici si salutano,

due restano, uno scende.

La corsa continua,

alle ultime fermate tutti scendono

nessuno più sale,

verso casa c’è una sola fermata,

il resto del cammino è da fare a piedi.

Per sognare dove c’è pace.
(L’ultimo spenga la luce!)


Foto mia – Parigi sotto una pioggia di immaginazione 

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Un peu de moi

La pioggia il tango e il vino rendono più belli gli abbracci…

Foto scattata da un amico, all’alba…

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Le poème dans la photo

Eravamo così, stanchi ma con ancora tanta voglia di parlare. Tre uomini ed una donna, alla fine di qualcosa, all’inizio di qualcos’altro, in una zona di bivio, ad un incrocio di esistenze, con all’orizzonte la prima lieve inflorescenza del sole. Un manto soffuso avvolgeva i contorni delle montagne, riversava un baluginìo sul mare increspato dall’alito di Poseidone. Il mare come una lastra di marmo grezza, su cui erano poggiate enormi navi e piccoli vascelli e ancor più piccole barche, tutto in un digradare di dettagli minuziosamente scelti. Anche l’intensità del vento sopra la terrazza era la scelta del caos, quello di tante strade sfociate l’una nell’altra fino ad arrivare al sesto piano di un palazzo al centro del mondo, lì in fondo al vicolo. Vento che spirava attraverso l’intelaiatura delle sedie vuote, sopra le panche improvvisate, sfiorando la pelle dei divani ormai dimentichi dei discorsi di qualche ora prima, agitando appena la polvere sui tappeti, lasciati alla notte imperitura come al giorno imperlato dal sole. Eravamo cosi, con due fogli di carta spiegazzati, bagnati, ora intrisi d’inchiostro. Intrisi da quelle parole potenti, alle quali le menti stanche non s’erano potute difendere, delle quali i cuori avevano potuto tutto. Sorgeva il giorno, l’astro alto nell’azzurro, sui bicchieri vuoti, sull’ultimo sorso di vino nella bottiglia, sulle parole di commiato, senza serbare la percezione della notte trascorsa addosso a noi che ne porteremo traccia finche l’ultimo bagliore sarà estirpato a viva forza. Resteranno le bottiglie vuote, forse un giorno riempite da un foglio di carta o un anello, lì poggiate, sul pavimento di terracotta, in attesa di essere lanciate in mare. Che tutto sommerge, che nulla dimentica.


Foto di un amico – Napoli, dove continuo a scrivere usando carta e penna

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Aujourd’hui (17)

Ogni cosa

avrai voglia di dire

e di fare

prima

osserva il paesaggio 

e stai

come un gatto

sornione

in maestoso silenzio.
(Il fruscio di una pagina voltata dal vento!)

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