Une goutte d’eau

I sogni resistono ai giorni di mare.
Noi siamo vascelli in balia
delle albe sullo stretto di Bering,
dei colori accessi in riflessi di ghiaccio,
di confini tediosi, di graffi.
Raffiche di vento, sguardi e urla,
restano fra le pieghe della vita.
Il tempo trascorso lo si deve amare,
non c’è menzogna nel silenzio,
non c’è verità o frainteso,
inventiamo storie, dimentichiamo.

(Viviamo il sorriso, l’incoscienza, l’oblio. Non c’è rimedio.)

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La rouille

Diamo forma d’infinito agli attimi,
ai lampi sparpagliati dal contatto,
ove emergono templi d’Artemisia.
Dentro foreste intricate
elici abbracci ricomposti,
addobbano stanze d’attesa.
Il tempo, inspira, espira più forte,
potente abbatte colonne di carta,
su assi di legno resiste l’intaglio.
Le parole portano la tempesta,
l’inchiostro impiastra i silenzi,
il tutto intorno frastuona e sorride.

Esistono flutti su tele d’oblio.

(Siate sogni che navigano su oceani di tenerezza.)

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En rentrant

Creiamo ordine e trambusto,
lasciando i sogni sui davanzali,
le stelle accaparrarsi la notte,
i gomitoli di lana intricarsi,
le parole nascondersi fra i sorrisi,
il sapore degli anni distillarsi
in rivoli lungo i marciapiedi percorsi,
e le scintille spegnersi nei boschi.

(Non dobbiamo sentire il bisogno ma lasciarci guidare dal desiderio !)

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Les commentaires

La semplicità, cos’è?,
un ombra disegnata sul cemento,
uno scuotimento d’alberi dovuto al vento,
il verde intenso e l’arancio d’incenso,
gli occhi che frugano fra la gente
il rumore potente di un desiderio,
i passi agli incroci dei sentieri ghiaiosi.
La semplicità è
un bacio prima di partire
il sorriso che non vorresti abbandonare
una carezza conservata negli occhi,
le parole senza fronzoli di convenienza,
il colore azzurro nei cieli sereni,
l’amicizia quando non ha bisogno di scuse.

(Spiegate le ali, alimentate il guizzo che è, siate al disopra delle cose.)

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Je ne sais pas

Siamo quiete.

Fila via, fila vita questa notte.

Tic toc, tic toc.

E noi, noi siamo quiete,

siamo supini, stiamo.

Andiamo come treni impazziti

contro le stelle filanti,

passiamo sopra i giocattoli,

sopra i vecchi dischi.

Tic toc, l’orologio appeso al muro.

Non c’è, non esiste.

Svanisce anche il chiodo,

svanisce anche il muro.

I sogni diventano rulli compressori.

Restano briciole di scintille,

il crepitio dei sussurri,

qualche schizzo di colore sbiadito,

un vecchio abito logoro,

le scarpe dentro una scatola polverosa.

Tic toc, tic toc. Sorridi.

Lo faccio anche io, contro le file ordinate.

Contro i fogli di carta vuoti,

vaganti come pensieri insensati

che messi insieme creano.

Creano un accento sublime,

il desiderio di attraversare gli echi,

assieme alle montagne, ai fiumi.

Tic toc, cadono le lancette.

Il clangore flagella le parole veementi.

Tutto è suono, vuoto, caos.

Assopisce il fruscio delle tende

oltre le finestre socchiuse.

Restano soltanto i bisbigli,

i gesti fatti con immensa gioia,

l’avventura di domani,

il tramonto, l’alba e tutto il tempo fra i due,

e tutti i baci, e le onde, e i bicchieri.

Mezzi pieni, mezzi vuoti, svuotati.

Di nuovo riempiti. Coi riflessi sbiechi.

Tic toc, tic toc, esplode una stella,

ed il rumore copre i sospiri,

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La casa dentro il mondo

Il y a le soleil, les arbres en fleur, le chant des oiseaux
les gens attendent hors des boulangeries,
l’odeur de bien, l’odeur de fou, l’odeur de ville,
il n’y a pas de bruit, il y a bourdonnement,
nous sommes gravés dans nos maisons,
des petits rêves et des petites rives se placent
au milieu des nos vies perdues, des jours passés.
Le temps passe vite, on était pas loin des vagues,
il y avait des sentiers à suivre, il y avait des petits navires,
l’eau barbillait au reflet des rayons, bleu de ciel.

(Les beaux instants et quelque miette de douceur, à donner comme bonbons dans les jours de fête.)

Arc en ciel – Troyes
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The way is far to home

I would, dreams and light,
the wolf walk in the hood,
three olds play in the sky,
a bird sing a little story
all is right, where is night.
We are need, we had feed,
something a breath become,
a word lost whom stay alone,
window hits few drop of sea.
The abiss give a cri on ourself,
and burn the last pretty draw.

Sacre Cœur – Montmartre

(The magnificent of ourselfs is a kiss in the shadow!)

sorryformyenglish

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La casa nel deserto

Les feuilles se bougent au vent,
la nuit achève les carnets de rêves,
un éclat qui remplit les verres
vieux joueur qui farfouille d’ivrognes.
Comme quand on cherche des mots,
les rues sans plus nom au coin
et portails sans plus nombres pairs,
un morceau papier danse aux étoiles.

( gardons pour nous les tempêtes de neige pour donner actes de douceur absolue )

Montmartre – Paris
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On est proche des étoiles

Quasi una nuvola ogni 5 minuti,
passano silenziose e senza fretta,
il cielo è grigio oltre la finestra chiusa,
occorrono filtri per veder chiaro :

Il senso dei tuoi occhi si fonde con il vento di marzo,
le palpebre socchiuse trattengono il colore.

E insistono onde lungo le scogliere, estremità che separano,
le dita gocciolanti e stremate odorano di salsedine.

La banchisa polare è offuscata dalle zaffate di vento,
passa la metropolitana in una corsa tremenda,
tremano i muri e cadono pezzi di calcinacci,
tutto è bianco, incolore, offuscato.

Nascono brividi dentro ogni camino acceso,
crepitano fiamme prive di legna, trepidano le ossa.
Il tuo sogno è uno stivale vuoto, senza valore,
e la polvere ricopre soltanto la scatola dentro l’armadio.

Nel cortile c’è fracasso, passa un vecchio corvo,
le orme solcano la scala di legno, bottiglie sbattute.
La giostra gira fra le guglie delle cattedrali,
una bambina dai capelli lucenti sorride al parco,
ha un vestito fatto di tulle e lustrini.

Voci, su grida, dentro canti, fra i sospiri, lungo gli echi;
saltimbanchi, furfanti, travestiti da giusti, da fanti;
le foglie albergano gocce di miele, d’oro, brillano al sole.

(Gli abbracci lasciateli alle intemperie per raccogliere in primavera i primi sorrisi…)

Il faut être bon à un moment donné
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Il faut avoir le temps de sourire

Siamo soglie di discernimento,
fra appiattiti stadi di fermento, perni.
La notte cresce lungo i viali di borea,
fra le betulle sghembe, il silenzio.
I sogni meritano un luogo arcano,
dipinti di lotte, statue di guerrieri,
racconti epici, mari di tempesta.
È il più fragile appiglio a condurre
dentro la caverna buia e polverosa
ad uno spiraglio, o al di là della vetta.

(I sospiri portano ad attimi di assoluta estasi…!)

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Un ieri di molti anni fa

Il faut qu’on voit la neige,

sur les orchidées en fleur,

au-delà d’une fenêtre

qui renferme les dernières

larmes d’oublie et bruit.

Tout s’achève dans le bleue,

sur les ailles des rêves,

au-delà des lumières rouges

il y a la tendresse des jours

où tu étais là et moi aussi.

(A ma mere qui est toujours ma force!)

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Le dernier jour

La città è buio e silenzio,

una sirena lontana entra da l’uscio sul balcone.

I contorni delle pareti bianche adesso nere,

abbozzano mostri e vuoti.

I vuoti sgretolano le certezze e i giorni,

le tracce degli artigli aprono strade immense.

Urlano i sogni dalle feritoie attraverso la pelle,

feroci grida, dissonanti grida, aberranti.

Cammino fra le strade vuote. Dai palazzi non luci o suoni,

polvere. Cade leggera la polvere,

sulle auto parcheggiate,

sulle masserizie accatastate lungo i marciapiedi.

E non so quale sia il vuoto più vasto.

A poco a poco cadono pezzi d’intonaco, sempre più grandi.

La città si sgretola sopra di me, attorno a me, sotto il mio sguardo.

I punti di sutura iniziano a bruciare.

La pelle diviene rossa e poi nera.

Gli immobili cominciano a cadere ed accartocciarsi,

affretto il passo, non corro no.

Con l’animo sereno affronto i ponti,

il fiume scorre verso il mare,

risuonano i miei passi.

La città è in macerie,

i musei non hanno retto al vuoto,

senza un suono.

Dal ponte delle miserie spando un ultimo sguardo.

Un giorno i segreti non avranno motivo d’esistere,

i sogni vivranno di luce immensa,

daremo amore in un crepitare di fiamma,

isseremo vele per arrivare al punto in cui s’addormenta il sole,

rimetteremo a posto gli errori senza compierne altri,

lasceremo i vuoti sulle panchine nei parchi,

porremo fine alle assenze con parole d’amore,

diremo addio quando avremo depassato il culmine, l’argine, l’orlo

e le frontiere delimiteranno le nostre case, le anime, gli abbracci.

Anche la poesia s’increspa,

quando siamo nella stessa stanza

e tu dormi ed io resto sveglio.

Ma adesso, adesso devo andare,

la città si accartoccia su se stessa ed io resto immobile,

perché dopo il frastuono la polvere si posi leggera.

(Assopiamoci all’alba, prima, un ultimo sogno e poi l’immenso.)

Foto di me – scattata da un amico. Parigi

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