Uno scenario

Abbiamo dentro la pioggia,
così, la portiamo in giro.
Come una valigia,
un foglio e una penna,
le notti insonni.
La strada è zona d’accoglienza,
pozzanghere, rivoli,
vecchi manifesti ingialliti,
gocce, quante.
Più di una lunga storia d’amore,
poi viene il tuono, il lampo,
le corde di un pianoforte,
lo stridore di un vecchio giradischi.
Ogni oggetto ha un tempo.
Le finestre chiuse,
irrompono contro il vento.
I fili dei panni stesi,
una musica risuona e ghermisce
un ricordo lontano lontano.
E noi, noi, tutti, qualcuno, nessuno.
Abbiamo dentro la pioggia,
in dimenticanza.
Prossimo viaggio lo faremo
io e te, insieme, soli,
su una barca a vela.
Anche se non so nuotare.
E i tuoi occhi sono presenza lieve,
soffio, carezza, spazio.
Cresceremo da esseri unici,
dentro la sostanza di una nebbia.
Il bosco nasconde, vive,
assapora inquietudini e fili d’erba,
attorciglia di rovi la città.

(Il faut parfois décrire un instant, autre fois d’écrire le monde et encore ira pas comment on l’a rêvé un jour.)

Informazioni su Francesco Quaranta

Amo gli sguardi.
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