Le banc des oubliés

C’è uno spazio empirico,
lungo le coste
rocciose,
ove il fracasso del fare
diviene suono
distillato.
Le stille creano mondi
scavando
la superficie inerte
di storie
e tutte le notti bisbigliano.
La conversazione,
crea, vibra, divide i lembi.
Il tessuto blu intenso,
la trama d’argento,
un incanto.
Ogni materia assume
forma e sostanza.
Le parole
divengono silenzi,
nulla e tutto.
L’alba attende l’ignoto,
riposa e sospira.
Respira il domani nell’adesso
che è tempo d’amarsi.

(Continuiamo ad esistere in tutti gli abbracci in attesa di essere colmati.)

Informazioni su Francesco Quaranta

Amo gli sguardi.
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3 risposte a Le banc des oubliés

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