À l’aube 

È così questa città,

dorme avvolta da un sincero buio,

le scarne stelle rubano lo sguardo,

si è soli con l’infinito

restando artefici della propria vita,

dimenticando le strade

percorse appena il giorno prima,

non costruendo ma rappezzando

guarnendo, rifiniti pezzi di desideri.

Un piatto scheggiato, 

dai colori opachi, smaltato di rosso

all’estremità, diviene opera d’arte,

trasmette il vuoto espandendo

la stanza, rosicchiando i pensieri.

Con la testa sul cuscino,

gli occhi annebbiati, le mani doloranti,

lo stomaco affamato di un respiro caldo,

i piedi lasciati a compensare il cammino

col riposo e con lo stato di veglia.

Finisce sminuzzato dagli animali serlvaggi,

questo attimo fugace e indomito.

Fulgidi esempi di cataste e di catastrofi,

dai nostri occhi che amano.

(Addormentati perché siamo insieme e la quiete è la nostra ricompensa !)


Foto mia di un torrente e di un’alba.

Informazioni su franzpoeta

Amo gli sguardi. Napoletano emigrato a ovunque sia.
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