La poetesse

Un anno e qualche mese avanti, rispetto a mo che scrivo, ho incontrato una signora dentro un ristorante a Napoli. Ma iniziamo bene la storia. Io stavo mangiando per fatti miei, quando entra questa signora dall’aspetto dimesso ma pulito, girava per i tavoli e parlava con una voce quieta, non ho capito finché è venuta al mio. La signora non cercava elemosina, anche se a prima vista lasciava pensare a questo, ma lei per un po’ di spicci vendeva un fuglietiello con su una sua poesia, firmata anche. Allora tenevo solo due euro e glieli diedi pari pari, lei chissà, forse perché abituata a ricevere molto meno, volle lasciarmi ben quattro foglietti. Non so come fa ma lei li sceglie fra gli altri senza guardare prima il contenuto, eppure annuncia l’argomento di quell’inchiostro impresso sulla carta. Ecco, in quel momento il primo pensiero fu triste, il pensiero di una città disposta a vendere la sua poesia per qualche soldo. Sì, perché in quel preciso istante la signora non era più lei sola, piccina e dal viso pacifico, ma era tutta la città fatta di parole spezzate e sudore, lei in quel momento diventava i vicoli scuri, i palazzi pieni di crepe nell’intonaco. Lei stava lì eppure era il vecchietto che gridava fuori da una trattoria per richiamare gli astanti, apriva davanti la casseruola per far sentire l’odore del polpo in cottura, lo teneva addosso quell’odore buono delle cose fatte con amore e rispetto. Di sé e degli altri. Lei diventava un venditore di sigarette di contrabbando a via Forcella, ma io non fumo e le sigarette non gliele ho comprate. Lei si trasformava, cambiava mestiere e da artigiana di parole stavolta era l’artigiano dei presepi, la vedevi ed era un vecchietto in fondo ad una stanzetta in faccia alla strada, metteva insieme pezzo a pezzo un piccolo presepe, altri li teneva sparsi sugli scaffali ai lati e dietro il bancone. Lei era il pasticciere che ti vendeva un babà enorme e lo mangiavi lì, seduto ad un tavolino mentre la gente passava a piedi. Lei in fondo è tutta questa gente di Napoli che vive arrangiandosi, viva fra questi palazzi enormi che non vedono né calce né pittura da anni e anni. Ho incontrato altre due volte la signora ed ogni volta le ho comprato una poesia, una era così ingarbugliata a metà da non lasciare altro scampo di immaginare una scena di teatro, una scena grandiosa, una scena quasi epica, una scena di femmina e d’amore. Una scena che può uscire solo dalla testa di questa gente, che senza rendersene conto svendono la propria poesia, che è la poesia di tutto un popolo.

(Un Pittore, non ricordo chi, una notte ha appicciato tutte le opere di un anno perché teneva freddo ma non teneva denari e lo fece così, solo per scalfarsi.)


Napoli – Mstislav Dobužinskij

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mstislav_Valerianovi%C4%8D_Dobu%C5%BEinskij

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