Quando 

Ricordo la fine del viaggio:

Odore di erba tagliata,

camminiamo lungo il sentiero,

fino alla strada asfaltata.

Discesa sinuosa, silenzio

sprigionato dagli alberi,

la pelle sente la brezza passare.

L’incontro coi vecchi amici

è catarsi, è striatura,

delle fermate intermedie.

La testa non contiene l’emozione,

il viaggio è fatica svanita,

brulica di intorno, attenta.

Attendo lo svanire,

della tensione del ritrovo,

del muro di pietra,

dell’ossatura di legno attorno

e sopra e dentro.

Agli occhi chiusi è dato vedere,

la musica marchiare l’aria

fino a penetrare dentro la pietra

dentro il legno,

dentro i pensieri, dentro le voci.

Asportando il vuoto, toglierlo

dalle mani, ferale, vitale,

in un movimento composto,

nel sorriso dato e ricevuto, in scambio.

La stanchezza giunge,

una nuova in tante e diverse,

una fatta di abbracci di intercapedini,

una di pensieri d’ascolto,

una leggera far le stille di traspirazione,

una dalle azioni d’equilibrio,

una nelle ossa e nel cuore, friabili.

Ascolto di pancia ogni singolo passo,

il suono è rimanenza, fine.

Il ritorno è risveglio, ricordo d’inizio,

sapore di caffè, sguardo perso

fra le montagne, passaggio.

Smaltendo dentro i colori dell’alba.

(In ricordo de In-boscati tango Marathon!)


Tempi d’attesa dell’alba  

Informazioni su franzpoeta

Amo gli sguardi. Napoletano emigrato a ovunque sia.
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