J’attends le jour

Quando la strada è un vuoto, un immenso vuoto, è spazio, spazio riempito di viaggi e storia, spazio riempito di racconti passati. Una distesa di sabbia e un tratto di strada da colmare a piedi, un muro di sabbia sotto il livello del ponte, un ponte è spazio unito, due vuoti colmi di sogni da intraprendere. Ma non pensavo a questo mentre passavo dall’altro lato del ponte, mentre passavo dalla terra alla pietra sulla sabbia. Pensavo?, forse no, forse la mia mente era come quello spazio di sabbia con al centro un antico monastero, forse pensavo soltanto a quel tutto di pietra e cemento disteso sotto il cielo di Normandia. C’è lo stendardo rosso con al centro due leoni d’oro.C’è il ponte levatoio, legno chiaro, la pesante grata, di ferro scuro, le catene, anch’esse scure. C’è questo continuo attraversare le porte, questo passare da una stradina ad una scala come fossero tanti mondi collegati, barriere inesistenti, valichi di pietra e storia. Storia vera costruita dagli uomini, storia raccontata dalle tombe di un piccolo cimitero pieno di croci di pietra e fiori, fiori dai colori accesi, cespugli, di bocche di leone, di rododendri, sparsi in giro come il canto dei gabbiani. Salgo le scale, altra pietra, una sottile linea di divisione fra chi va avanti da solo e chi segue una guida. Non c’è insegnamento ma soltanto sensazioni, oggi. Salgo fra le antiche mura, colore della pietra e del legno dei tavolacci, i colori delle vetrate nella chiesa, una croce al centro di un altare, panche su cui sedersi, neanche una candela accesa, soltanto sedie e persone. Cammino fra le immagini dei santi, in una giustezza di spazio abbracciato dal vuoto, cammino fra le sculture erose dal tempo e forse dall’incuria, cammino fra i passaggi angusti e le ampie sale. In una camera c’è una ruota con una enorme corda, ormai slegata dalla sua funzione, legata ad un cancello di ferro, è una corda grande abbastanza da legare un sogno e portarlo in vita. Vado avanti mentre torno indietro nei ricordi, ricordi di poco prima, torno a solcare con la mente il vento sulla terrazza, la spiaggia attorno che è sabbia in attesa della marea alta, mare da divenire, sculture sinuose lavorate dai corsi d’acqua, come mani d’artista, scolpite nella sabbia, con essa. Sculture, su cui sono impresse le orme degli uomini e delle donne, orme cancellate dalla pioggia e dal tempo, dalla marea in attesa di ghermirle. Tutto è attesa, il tempo e le cose, e gli uomini nel proprio cammino, in una continua tensione di immagini. Ritorno a rivivere il momento, è tempo di fare la strada, è tempo di attraversare il ponte dopo aver attraversato le vie, dopo aver ammirato i giardini sospesi sulle terrazze, dopo essere passato oltre l’uscita, perché non c’è entrata ma soltanto passaggi, uscite fra luoghi…

Ho levigato, i miei spazi su i tuoi,

la mia pelle al vento dell’oceano,

mani legate, due come una soltanto,

siamo passi di ritorno, un suono.

Mont Sant-Michel  –  Theodore Rousseau
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Théodore_Rousseau

Informazioni su franzpoeta

Amo gli sguardi. Napoletano emigrato a ovunque sia.
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5 risposte a J’attends le jour

  1. tachimio ha detto:

    Un post straordinario scritto magnificamente . Grande Franz!!!
    Ti lascio un mio link che spero gradirai. Un bacione. Isabella
    http://isabellascotti.wordpress.com/2014/12/01/labbazia-delle…//

    Piace a 1 persona

  2. Lorella Ronconi ha detto:

    Mi piace tantissimo il tuo modo di mettere il titolo in francese… Un bel Blog ben fatto, bravo! Un saluto, Lorella

    Piace a 1 persona

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