In un incedere lento, la notte

La stanza è piena di grida,
assenti le forme, i corpi, le gioie,
i muri freddi, i tubi dell’acqua vuoti.
Quel bianco è la cosa peggiore,
cosa perché non è un’emozione,
non è un sentimento, eppure
come ghiaccio penetra
lo sguardo, le gambe, le mani,
sotto i vestiti, e gli anni;
è un tremito senza conoscenza,
quella diretta, dello stomaco vuoto,
di una voglia divorante, dei corpi.
Si, dei corpi, di nuovo, ancòra,
perché solo quelli restavano.
La scintilla, l’anima, vagava in attesa.
Per non ascoltare le viscere, vuote,
le vene rinsecchite,
i muscoli divorati dal corpo,
le grida spente, rattenute per eccesso,
serbate, distolte ai soldati.
Soldati senza guerra, senza avversario,
vile, vile, vile, e basta.
Perché la storia non insegna.
Si ripete, in orrori simili, non uguali,
sotto gli occhi subito distolti.
I bambini soldato, assoldati per forza,
strappati alle famiglie, distrutte,
alle madri ai padri ai nonni, alle sorelle,
ma non ai fratelli, non ai cugini.
In marcia assieme, alle paure, all’indifferenza.
Indifferenti, ai pianti, diverranno,
non c’è di peggio. Forse provarne piacere,
oltre lo scorrere della natura,
delle foreste, delle albe, dei tramonti,
in una eterna notte senza stelle.
Per non dimenticare le urla diventano macchie,
nero sulle guglie splendenti
dai colori sgargianti, nelle case dei profeti
e dei santi.
Di chi si fa esplodere, al mercato,
in un giorno di sole, fra movimenti di vita.
Quelli no, come altri prima, non sono soldati
ma assassini di pensieri, distruttori di sorrisi,
fra le strade e i palazzi,
nei parchi con le altalene e gli scivoli.
Immagino solo ed è uno strazio!


Ho scritto questo perché ieri ho visto un filmato sui campi di concentramento nazisti. Avevo guardato filmati del genere altre volte ma forse non li avevo ancora visti, con attenzione. Tutti quei corpi, corpi che prima erano uomini e donne e bambini di carne e sangue. Corpi tanto rinsecchiti e pensare che erano rinsecchiti già prima di essere morti, è un qualcosa di abominevole, è qualcosa da cui non abbiamo imparato nulla.

Informazioni su franzpoeta

Amo gli sguardi. Napoletano emigrato a ovunque sia.
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