La milonga morta

Il chiarore dell’ alba illumina uno spazio deserto:
la sala, tavoli e sedie l’attorniano: vuoti.
La polvere di una vita,di una notte, ricopre…
Muri ammuffiti, negli angoli bui.
Al soffitto un candelabro, mal ridotto.
Sole del mattino, luce piena… calore non umano.
Profumi… di fiori ormai appassiti,
ricordi di vita, dimenticata:
uno scialle sù di una poltrona;
l’impronta di una mano.
Gira l’astro e sfiora il palco, strumenti e custodie…
a terra giacciono spartiti,
la tenda ormai lisa si staglia a metà del proscenio.
Uno zefiro smuove i lembi e un tintinnio si spande.
Bottiglie, aperte
sui tavoli, bicchieri macchiati,
posacenere pieni o vuoti e sporchi.
Al tramonto, tutto è rosso
dietro al bancone: recipienti chiusi, e specchi…
in cui riflette la sala; sgabelli di legno…
una lama arruginita in un bicchiere.
Sospiri di miscugli consumati con albagia,
tracannati con ingordigia…
offerti con bramosia.
Aleggia una storia, che nessuno racconterà…
passioni, tradimenti: facili amori, a volte comprati;
sempre vissuti, una notte… E poi fino alla morte.
Entra dal corridoio vuoto, il chiarore della luna…
E un passante socchiude gli occhi,
pensieri fugaci e una lacrima che scende;
dalla strada voci e risa.
Solo il silenzio balla ancora
e grida “ancora un tango, uno soltanto”.

Informazioni su franzpoeta

Amo gli sguardi. Napoletano emigrato a ovunque sia.
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